IL NOSTRO BLOG SI TRASFERITO

19 07 2008

Il nostro blog si e’ trasferito qui:

http://wwfprato.altervista.org





Decreto Blocca-Processi, appello delle associazioni per la difesa della legalità

14 07 2008

“In fumo tutti i nostri sforzi per la difesa della legalità”. Il WWF e importanti Associazioni si appellano affinché dal provvedimento siano esclusi i reati contro la persona e l’ambiente sui quali si è quotidianamente impegnati in una forte attività di contrasto

Nel corso dei lavori parlamentari per la conversione in legge del decreto legge 23 maggio 2008 n. 92, recante misure urgenti in materia di sicurezza, il Senato ha approvato l’emendamento presentato dai relatori che introduce il nuovo art. 2-ter con il quale si dispone la sospensione dei processi penali relativi a fatti, puniti con meno di dieci anni di reclusione, commessi fino al 30 giugno 2002.

Questa disposizione, se confermata dalla Camera dei Deputati, comporterà la sospensione per un anno di un considerevole numero di processi aventi ad oggetto reati puniti con meno di 10 anni di reclusione quali la rapina, il furto in appartamento, lo stupro e la violenza sessuale, violenza e sfruttamento sessuale dei minori, pedopornografia, lesioni, reati ambientali, la violenza privata, maltrattamenti in famiglia, l’omicidio colposo conseguente alla violazione delle norme sulla circolazione stradale, l’usura.

Per questo Cittadinanza Attiva, Telefono Azzurro, Ecpat Italia, Associazione Nazionale Volontarie del Telefono Rosa, Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, WWF Italia hanno scritto al Presidente della Repubblica, ai Presidenti della Camera e del Senato, al Presidente del Consiglio dei Ministri appellandosi affinché dalla sospensione dei processi siano esclusi i reati contro la persona e l’ambiente sui quali le nostre associazioni sono quotidianamente impegnate in una forte attività di contrasto.

Fonte: WWF Italia





G8 SUL CLIMA

7 07 2008

g8

Il vertice G8 che si terrà a Hokkaido in Giappone dal 7 al 9 luglio, rappresenta un momento importante per assumere un impegno concreto nella lotta ai cambiamenti climatici, divenuti oramai un’emergenza planetaria. Il WWF ha dato un volto a questa emergenza individuando un Testimone del Clima per ciascun Paese del G8. Niente più della testimonianza di queste persone dovrebbe convincere i governi del mondo cambiare rotta. Ora è importante far sentire ancora di più la nostra voce: chiedi anche tu ai leader del Pianeta di tagliare le emissioni di anidride carbonica di almeno il 30% entro il 2020, riducendo, in questo modo, gli impatti sulla Natura e sull’uomo.

Leggi il Rapporto di WWF e Allianz che detta le “pagelle” dei paesi del G8, tutti ancora troppo lenti nella corsa contro i cambiamenti climatici.





Clima: animali e piante in fuga verso l’alto

10 06 2008

A causa del riscaldamento globale gli habitat glaciali e le specie che li abitano sono a rischio.

Ridurre i gas serra del 30% entro il 2020 aiuterebbe a salvare il 30% delle specie del pianeta. Sono minacciate in particolare le specie animali e vegetali che vivono sulle Alpi e nell’Appennino centrale nei cosiddetti ambienti limite. In fuga verso altitudini maggiori, a caccia di freddo, neve, ghiaccio. Della pernice bianca in Italia rimangono 5.000 coppie, una specie considerata sull’orlo dell’estinzione con una popolazione che appare in declino continuo, lo stambecco al Gran Paradiso è diminuito di circa il 30% dal 1990 ad oggi, i ghiacciai sono in costante regressione, l’innevamento in diminuzione. Le Alpi e l’Appennino centrale si presentano così all’appuntamento con il cambiamento del clima, decisamente in una condizione di sofferenza e profonda trasformazione. L’unica strada da seguire per combattere i cambiamenti climatici in atto appare la riduzione dei gas serra in atmosfera.

L’effetto più visibile dei cambiamenti climatici in corso sulle Alpi è  la regressione dei ghiacciai. Il comitato glaciologico calcola che dalla metà del XIX secolo se ne è persa una superficie pari al 40%. Nell’Italia centrale una prima vittima illustre è il ghiacciaio del Calderone, a 2.800 metri di quota sul Gran Sasso d’Italia (m. 2.912). Il Calderone, nonostante alcuni segnali positivi, si sta lentamente sciogliendo – si considera glaciologicamente morto – e con esso il suo primato, quello di essere il ghiacciaio più a sud d’Europa, proprio a causa del progressivo innalzamento della temperatura della Terra. In Lombardia nell’ultimo biennio si sono estinti 30 ghiacciai, tra  quelli più piccoli, più esposti a sud e ad altitudini minori, ma anche i ghiacciai più grandi e meglio esposti non sfuggono alla tendenza generale, in quanto dal 2003 sono tutti in drastica diminuzione di superifice e spessore. La perdita media di spessore dei ghiacciai lombardi negli ultimi 20 anni è stata di 2 metri all’anno: un esempio eloquente è il ghiacciaio dell’Alpe Sud (Valtellina, SO) che ha perso negli ultimi 10 anni circa 16 metri di spessore.  Si tratta dunque di un fenomeno ampio, visibile e consolidato, che causa scomparsa di habitat, riduzione delle riserve idriche alpine e dissesto idrogeologico. Le specie animali e botaniche glaciali, pur cercando di adattarsi alle nuove condizioni, si trovano in grave affanno. I casi più emblematici riguardano forse la Pernice bianca e l’Ermellino, caratterizzate da un abito bianco durante l’inverno, prezioso per difendersi dai predatori e del tutto inutile, anzi pericoloso in assenza di neve. La pernice è ormai considerata sull’orlo dell’estinzione e in Italia ne sopravvivono solo 5.000 coppie.

Lo stambecco, una delle specie simbolo dell’arco alpino, sembra soffrire in modo importante per i cambiamenti climatici in atto. Da studi condotti nel Parco Nazionale Gran Paradiso (dove sono presenti 50 anni di dati sulla dinamica di popolazione dello stambecco) e in collaborazione con il Centro Nazionale delle Ricerche di Torino (CNR), risulta che dal 1992 ad oggi, la popolazione è decresciuta in modo drammatico, passando da quasi 4.000 individui a meno di 2.500. I dati hanno inoltre messo in evidenza come il tasso di mortalità della popolazione non sia mettere in relazione con la morte degli individui più anziani , ma con un calo della sopravvivenza media annuale dei piccoli, variato dal 70% al 25% in pochi anni. Secondo i ricercatori, il global warming avrebbe la capacità di influire sulla mortalità dei piccoli di ungulati attraverso un cambiamento dello stato della vegetazione presente nei primi mesi della loro vita: in poche parole verrebbe a mancare la sincronia che permette ai piccoli di stambecco di mangiare cibo di alta qualità e affrontare in modo adatto l’inverno successivo.

Il fringuello alpino, piccolo passeriforme e l’arvicola delle nevi, piccolo roditore dalla folta e morbida pelliccia, diffusi sia sulle Alpi che nell’Appennino centrale, sono specie particolarmente adattate alle severe condizioni climatiche invernali e del tutto impreparate a sopravvivere in presenza di temperature  più alte che stravolgono i loro delicatissimi ecosistemi montani. L’Ululone dal ventre giallo, piccolo rospo che deve il suo nome al canto che emette durante il periodo riproduttivo e alla colorazione del ventre, trascorre l’inverno in buche del terreno coperte di fango e riappare in superficie verso la fine di aprile. In Italia è distribuito lungo l’arco alpino e la dorsale appenninica. Durante il periodo riproduttivo l’Ululone frequenta piccole raccolte d’acqua, di preferenza pozze e pozzanghere fangose e prive di vegetazione. La diminuzione delle precipitazioni, la siccità hanno contribuito alla riduzione di questa specie in molte aree appenniniche.

“L’alternarsi di periodi caldi e freddi ha sempre caratterizzato la storia climatica della Terra e le specie animali e vegetali hanno potuto adattarsi – sottolinea Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia. – Ma la rapidità con cui avvengono questi cambiamenti rende di fatto impossibile l’adattamento”. Quanto alla flora alpina, un recente studio, durato 3 anni, condotto dall’Università di Pavia, ne ha rilevato la fuga  verso l’alto. In particolare, le piante del gruppo del Bernina, sulle Alpi valtellinesi, negli ultimi 50 anni sono risalite in quota in modo consistente a causa del cambiamento climatico. 56 sono le specie migrate a quote più alte da 10 a 430 metri, 25 sono le specie “nuove” trovate dai ricercatori, 15 quelle di cui si sospetta la scomparsa, a fronte di un aumento medio della temperatura nella zona di 1,2 °C. La farfalla (Tussilago fanfara nel 1959 era a 2.620 metri, ora a 3.025) e la genziana della Baviera (prima 2.850 metri ora 3.080) hanno mostrato gli incrementi maggiori, pari rispettivamente a 405 m e 230 metri.  Infatti un aumento della temperatura in aree montuose si traduce in una “forza trainante”, che innesca flussi migratori di specie verso quote più elevate. Il rischio, in simili condizioni, è che migrando ad altitudini più elevate, alcune specie si estinguano definitivamente non trovando più sbocchi territori verso l’alto quote più elevate. Alle quote più basse e marginali della catena alpina si prevede che il 60% della flora ora presente venga progressivamente annientata e sostituita a causa dell’aumento della temperatura entro il 2080.

La maggior parte dell’aumento delle temperature (quasi 1 grado) è concentrata negli ultimi 35 anni, 11 degli ultimi 12 anni (1995-2006) sono risultati tra i più caldi da quando sono iniziate le prime misurazioni regolari delle temperature terrestri (1850), e il 2007 è il secondo anno più caldo dopo il 2005. “La strada da seguire non può che essere quella della riduzione drastica delle emissioni di gas serra in atmosfera – conclude Bologna – Con la Campagna GenerAzione clima siamo impegnati a ottenere una riduzione delle emissioni italiane del 30% entro il 2020. Questo nel quadro di una riduzione complessiva delle emissioni globali tra il 25 e il 40%, come stabilito al Summit di Bali del dicembre scorso”.

Fonte: WWFItalia





IL NUCLEARE NON SERVE ALL’ITALIA

4 06 2008

Costi, sicurezza, tecnologia e tempi: ecco perché l’atomo è una falsa soluzione in un dossier di Greenpeace, Legambiente e WWF. Manifestazione nazionale 7 giugno a Milano

Il nucleare è la fonte energetica più costosa che ci sia. Non ha risolto nessuno dei problemi di smaltimento delle scorie e di sicurezza degli impianti. Non è la risposta al mutamento climatico. Greenpeace, Legambiente e WWF hanno presentato questa mattina a Roma le ragioni della loro contrarietà all’atomo, in una conferenza stampa con Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne Greenpeace Italia, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente e Michele Candotti, direttore generale WWF Italia. Per le tre associazioni ambientaliste la soluzione per fermare la febbre del pianeta e ridurre la bolletta energetica italiana è molto più semplice dell’opzione nuclearista rilanciata dal ministro Claudio Scajola: è fondata sul risparmio, sull’efficienza energetica e sullo sviluppo delle fonti rinnovabili. Semplicemente perché è la via più immediata, più economica e sostenibile.

Non è vero, infatti, che il nucleare sia economico. Gran parte del costo dell’elettricità da nucleare è legato al costo di investimento per la progettazione e realizzazione delle centrali, che è almeno doppio di quanto ufficialmente dichiarato, e richiede tempi di ritorno di circa 20 anni. Se a questo si considerano anche i costi di smaltimento delle scorie e di decommissioning degli impianti i costi diventano addirittura poco calcolabili. Tutti gli studi internazionali mostrano come sia la fonte energetica più costosa. Dove il kWh da nucleare costa apparentemente poco è perché lo Stato si fa carico dei costi per lo smaltimento definitivo delle scorie e per lo smantellamento delle centrali. E sono proprio queste spese ad aver scoraggiato gli investimenti privati negli ultimi decenni. Tant’è che tutti gli scenari – persino quello dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica – prevedono nei prossimi anni una riduzione del peso dell’atomo nella produzione elettrica mondiale. Secondo le stime dell’Aiea contenute nel rapporto Energy, elettricity, and nuclear power estimates for the period up to 2030 si passerebbe dal 15% del 2006 a circa il 13% del 2030, nonostante la ripresa dei programmi nucleari in alcuni Paesi.

Nucleare e liberalizzazione del mercato sono incompatibili. Secondo le ultime stime disponibili del DOE statunitense il costo industriale dell’elettricità da nucleare da nuovi impianti è più alto rispetto alle fonti tradizionali. Tra costo industriale e sussidi per sostenere il nucleare il costo raggiunge circa gli 80 dollari al MWh. Secondo l’agenzia di rating Moody’s nonostante i generosi incentivi e sussidi negli USA solo uno o due centrali verranno costruite sulla trentina attese. In Italia, il nucleare non consentirebbe pertanto di ridurre la bolletta energetica. Per renderlo un pezzo consistente della produzione energetica nazionale occorrerebbe costruire da zero tutta la filiera, con un immenso esborso di risorse pubbliche. Servirebbero almeno 10 centrali, per un totale di 10-15mila MW di potenza installata, e tra i 30 e i 50 miliardi di euro di investimenti (con il forte rischio di sottrarre risorse allo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica), senza dimenticare gli impianti di produzione del combustibile e il deposito per lo smaltimento delle scorie. Anche assumendo uno schema “finlandese” – con un consorzio di industrie consumatrici che si impegna a comprare per lungo tempo elettricità dai produttori nucleari i rischi finanziari, come dimostra proprio il caso finlandese, sarebbero elevatissimi. Le centrali, nella migliore delle ipotesi, entrerebbero in funzione dopo il 2020, e gli investimenti rientrerebbero solo dopo 15 o 20 anni.

Non è vero che il nucleare sia la risposta ai cambiamenti climatici. In Italia, scegliere l’opzione nucleare significherebbe mettere una pietra tombale su qualsiasi prospettiva di riduzione delle emissioni di CO2. Nella migliore delle ipotesi, senza incontrare quindi nessun problema nella localizzazione e nella costruzione delle centrali, il primo impianto entrerebbe in funzione tra almeno 10 anni, e l’obiettivo dichiarato da Enel e Edison è di coprire il 15-20% del fabbisogno elettrico al 2030 con 10-15 centrali. Se la priorità fosse realizzare centrali nucleari, poiché gli investimenti sono economicamente alternativi, dovremmo dire addio agli obiettivi comunitari e vincolanti del 30% di riduzione delle emissioni di CO2, del 20% di produzione energetica da rinnovabili e del 20% di miglioramento dell’efficienza energetica al 2020. Uno scenario che consente di sviluppare imprese innovative, realizzare migliaia di nuovi posti di lavoro nella ricerca e sviluppo, avere città più moderne e pulite, a portata di mano anche nel nostro Paese nonostante il suo grave ritardo rispetto agli obblighi di Kyoto. Il nucleare, inoltre, può fornire solo elettricità: questa rappresenta il 15% degli usi finali di energia mentre l’85% è costituito da carburanti per i trasporti e calore per riscaldamento e processi industriali.

Non è vero che il nucleare di oggi sia sicuro. Sulla sicurezza degli impianti ancora oggi, a oltre 22 anni dall’incidente di Chernobyl, non esistono garanzie per l’eliminazione del rischio di incidente nucleare e la conseguente contaminazione radioattiva. Nella migliore delle ipotesi discusse a livello internazionale, con esiti positivi di tutti i possibili sviluppi tecnologici attualmente in fase di ricerca, si parla del 2030 per vedere in attività la prima centrale di quarta generazione. Ma le dichiarazioni di Scajola mostrano che nemmeno lui crede alla IV Generazione (“aspetteremo il 2100): una ammissione che il nucleare sicuro è utopia. Così, stando alle dichiarazioni del ministro per lo sviluppo economico, il governo italiano promuoverebbe a caro prezzo un programma arretrato e insicuro di centrali di terza generazione. Rimangono tutti i problemi legati alla contaminazione “ordinaria”, derivante dal rilascio di piccole dosi di radioattività durante il normale funzionamento delle centrali, a cui sono esposti i lavoratori e la popolazione che vive nei pressi.

Non esistono ad oggi soluzioni concrete al problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti dall’attività degli impianti o dalla loro dismissione. Le circa 250mila tonnellate di rifiuti altamente radioattivi prodotte finora nel mondo sono tutte in attesa di essere conferite in siti di smaltimento definitivi. Lo stesso vale ovviamente anche per il nostro Paese che conta secondo l’inventario curato da Apat circa 25mila m3 di rifiuti radioattivi, 250 tonnellate di combustibile irraggiato, a cui vanno sommati i circa 1.500 m3 di rifiuti prodotti annualmente da ricerca, medicina e industria e i circa 80­90mila m3 di rifiuti che deriverebbero dallo smantellamento delle nostre 4 centrali e degli impianti del ciclo del combustibile. Con quale procedura e garanzie avremo la localizzazione del sito? Sappiamo già la risposta: tornare a Scanzano Jonico.

SCARICA IL DOSSIER DEL WWF





NO AL NUCLEARE

30 05 2008





25/5/2008 – FESTA DELLE OASI DEL WWF

20 05 2008

festa oasi wwf 2008

Domenica 25 maggio torna la FESTA DELLE OASI DEL WWF
per informazioni vai al sito

http://www.wwf.it/giornataoasi/





25/5/08 – FESTA ALL’ OASI WWF DI GABBIANELLO

20 05 2008

DOMENICA 25 MAGGIO 2008 VIENI ALLA FESTA DELL’OASI DI GABBIANELLO…

In occasione della Giornata delle Oasi del WWF, il 25 aprile presso l’Oasi WWF
di Gabbianello (Lago di Bilancino, Barberino di Mugello
), si svolgeranno iniziative speciali, per appassonati di natura, famiglie e sportivi. Di seguito il programma dell’evento:

Apertura ora 11.00:

  • Presentazione con audio-visivi dell’Area Protetta-Oasi WWF
  • Visite guidate per tutti all’area umida con osservazione degli uccelli (ogni ora)
  • Escursioni in Risciò a pedali
  • Laboratorio didattico “Rici-carta”
  • Laboratorio/Concorso di disegno per bambini “Il mio animale preferito”
  • Apertura degli stands: – Vendita libri e pubblicazioni naturalistiche; -Degustazioni prodotti tipici.

Pausa pranzo e pic-nic sul lago con possibilità di usare la “pentola solare”

Nel pomeriggio:

  • Visite libere all’area umida
  • Animazione e giochi per bambini e ragazzi (dalle 15,00 alle 17,00)
  • Escursioni in Mountain bike (14,30 – 17,30)
  • Visite guidata alla Stalla Biologica della Cooperativa Agriambiente (ore 16.00-17.30)

L’entrata all’Area Protetta – Oasi WWF è gratuita
Per informazioni: Ischetus soc coop 055 5535003 e-mail: oasi@ischetus.com
In caso di maltempo il programma potrà subire delle modifiche.

Per raggiungere l’Oasi
L’Oasi dista circa 7 km da Barberino di Mugello e 30km da Firenze.
Per raggiungerla in auto:
- dall’autostrada del Sole (A1, uscita Barberino di Mugello).
Proseguire in direzione Borgo San Lorenzo sulla strada statale n. 65.
Deviare poi per Galliano. Dopo 1 km si incontrano i cartelli dell’Oasi.
- da Via Bolognese seguendo le indicazioni per Barberino di Mugello.
Sulla strada statale n. 65 si incontra il bivio per Galliano.
Deviare poi per Galliano. Dopo 1 km si incontrano i cartelli dell’Oasi.
- da Via Faentina. In loc. Serravalle si gira per S. Piero a Sieve e si prosegue verso
l’A1 e Barberino di Mugello, fino al bivio per Galliano. Deviare poi per Galliano. Dopo 1
km si incontrano i cartelli dell’Oasi.
L’Oasi è raggiungibile anche con mezzi
pubblici (SITA e FLORENTIA).





Oasi WWF di Focognano (Campi Bisenzio – Fi)

19 05 2008




CUCCIOLI IN CERCA DI CASA

8 04 2008

I cagnolini che vedete nelle foto sono stati abbandonati insieme alla loro mamma il 1 marzo ad un autogrill… nelle vicinanze di Bologna… Se qualcuno e’ interessato ad adottarli, contatti il num. 329/4098913